Botta e risposta tra Nicolò Parrino, Segretario del PCI di Tarquinia, e Giuseppina Conigliello, Presidente del Comitato per la riqualificazione di San Giorgio. Quest’ultima località è “l’eterna incompiuta” del litorale tarquiniese. Una zona che da anni attende risposte dalla politica locale e regionale. “Oltre sessant’anni di attesa, promesse disattese e un profondo senso di abbandono
Botta e risposta tra Nicolò Parrino, Segretario del PCI di Tarquinia, e Giuseppina Conigliello, Presidente del Comitato per la riqualificazione di San Giorgio. Quest’ultima località è “l’eterna incompiuta” del litorale tarquiniese. Una zona che da anni attende risposte dalla politica locale e regionale.
“Oltre sessant’anni di attesa, promesse disattese e un profondo senso di abbandono – dichiara Parrino – questa è la realtà con cui hanno dovuto convivere, per generazioni, i residenti del comprensorio di San Giorgio. Oggi, però, una luce sembra accendersi in fondo al tunnel: si susseguono infatti notizie concrete riguardo a un forte interessamento del sindaco di Tarquinia, Francesco Sposetti, pronto ad attivarsi per portare finalmente l’acqua potabile e le fognature pubbliche nella zona.

Per l’intera comunità locale si tratterebbe di una svolta epocale, ma anche del doveroso risarcimento civico dopo decenni in cui l’area è stata di fatto dimenticata da tutte le amministrazioni che si sono succedute alla guida della città. «È ormai giunto il tempo, e soprattutto il dovere, di pensare che anche a San Giorgio vi siano dei cittadini da non considerare più di serie B», fanno sapere dall’area interessata.
Tuttavia, l’entusiasmo per l’arrivo dei servizi essenziali si accompagna a una visione chiara e lungimirante sul futuro urbanistico e ambientale del territorio. Se da un lato l’acqua potabile e le fognature sono un diritto sacrosanto per chi vive nel comprensorio, dall’altro la vasta area naturalistica circostante deve rimanere protetta da speculazioni. Una parte significativa del territorio vicino a San Giorgio deve conservare intatta la sua splendida macchia mediterranea, poiché il modello di sviluppo turistico locale deve imboccare una direzione completamente nuova.
La proposta che emerge con forza riguarda in particolare la pineta di San Giorgio e la macchia circostante: l’obiettivo deve essere il loro pieno recupero per una destinazione turistica e ricettiva di indirizzo strettamente ecosostenibile e a basso impatto ambientale.
Lo sviluppo della zona non deve passare attraverso colate di cemento o vecchi modelli invasivi, ma deve puntare su una ricettività “green” in grado di valorizzare il paesaggio incontaminato, la biodiversità e la tranquillità del luogo. Le nuove infrastrutture idriche e fognarie devono quindi servire a dare dignità ai residenti storici e a fare da base per un turismo moderno e rispettoso della natura.
L’attivazione della giunta Sposetti viene dunque accolta con speranza – conclude Parrino – ma anche con grande vigilanza da parte della comunità. I cittadini chiedono che alle intenzioni seguano rapidamente i fatti – a partire dagli studi di fattibilità e dai primi passi concreti – lanciando un messaggio chiaro: il progresso di San Giorgio deve camminare di pari passo con la difesa assoluta e la valorizzazione sostenibile del suo patrimonio naturale.”
A stretto giro di posta arriva la replica di Giuseppina Conigliello, storica esponente dei lottisti di San Giorgio.
“Leggo con interesse il rinnovato entusiasmo del PCI per San Giorgio. Fa un certo effetto, però, vedere oggi presentata come una “svolta epocale” una promessa che i residenti ascoltano da decenni.” Esordisce la Conigliello che prosegue.
“Una piccola nota storica. Se la memoria non mi inganna, proprio nel 1970, con il PCI alla guida del Comune dopo il periodo commissariale, non venne sottoscritta la convenzione urbanistica che avrebbe consentito di dare seguito, almeno per uno dei consorzi appena lottizzati, al percorso previsto. Da allora sono trascorsi oltre cinquant’anni.

Poi arrivò il Commissario prefettizio nel 2017, che annunciò anch’egli acqua potabile e fognature. Anche allora sembrava che fosse finalmente arrivato il momento. Eppure, i lavori non partirono.
C’è inoltre un particolare che raramente viene ricordato: il costo della realizzazione del collettore principale, secondo quanto prospettato allora, sarebbe ricaduto in larga parte sui consorzi, ciascuno in proporzione alla propria estensione. Non si tratta quindi semplicemente di “portare l’acqua a San Giorgio”, ma di affrontare un intervento complesso, anche sotto il profilo economico.
Per questo comprendo l’entusiasmo, ma credo che i cittadini di San Giorgio meritino qualcosa di più di annunci periodici. Meritano progetti, atti amministrativi, finanziamenti e un cronoprogramma preciso. Solo allora sarà il momento di festeggiare.
Un’ultima precisazione: nell’articolo si parla della “pineta”. È bene ricordare che essa non è privata: appartiene in parte all’Università Agraria e in parte al Comune di Tarquinia. La tutela del suo patrimonio ambientale è quindi un interesse collettivo.
Noi residenti, dopo oltre sessant’anni di attesa, abbiamo imparato una cosa: preferiamo giudicare i risultati, non le promesse” – conclude la Presidente del Comitato per la Riqualificazione di San Giorgio.

















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