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Vincenzo Ferri, un Eroe tarquiniese senza tomba

Vincenzo Ferri, un Eroe tarquiniese senza tomba

Si torna a parlare di Vincenzo Ferri, il valoroso aviatore tarquiniese al quale è intitolata la sezione locale dell’Associazione Arma Aeronautica. Sul mensile “Aerei nella Storia”, edito dalle edizioni West-Ward di Parma e in vendita questo mese in edicola, Matteo Pierro dei “Salerno Air Finders” ripercorre la storia e l’eroica morte del pilota tarquiniese che

Si torna a parlare di Vincenzo Ferri, il valoroso aviatore tarquiniese al quale è intitolata la sezione locale dell’Associazione Arma Aeronautica.

Sul mensile “Aerei nella Storia”, edito dalle edizioni West-Ward di Parma e in vendita questo mese in edicola, Matteo Pierro dei “Salerno Air Finders” ripercorre la storia e l’eroica morte del pilota tarquiniese che cadde in combattimento contro una formazione di bombardieri anglo-americani che stavano colpendo la città di Napoli.

Non è la prima volta che si parla di Ferri. Nel 2013 Tarquinia lo omaggiò con una bella mostra di cimeli e fotografie ospitata nella sala degli stemmi dell’ex-monte di pietà. Sempre il mensile “Aerei nella Storia” dette la notizia del ritrovamento di alcune parti dell’aereo di Ferri.

Nel 2019 un’altra mostra venne allestita in occasione del centenario della nascita, avvenuta ad Ancona il 4 dicembre 1919.

Gli è stata intitolata una via della zona artigianale, vicina a quella che ricorda un altro Eroe tarquiniese, il 1° aviere armiere Giuseppe Tassoni, decorato di medaglia d’argento al valor militare.

Vincenzo si trasferì giovanissimo a Tarquinia con la famiglia. Conseguì il diploma all’istituto tecnico “Guido Baccelli” di Civitavecchia e si iscrisse all’Università, poi il brevetto di pilota civile e infine quello militare. Entrò nella Regia Aeronautica e venne inquadrato nel 22° Gruppo Autonomo C.T. di stanza nell’aeroporto di Napoli Capodichino, fino all’estremo olocausto in combattimento.

Il telegramma che segnalò la morte di Ferri

La mattina del 7 settembre 1943, sette aerei italiani si levarono in volo per contrastare una formazione di 100 bombardieri americani. Una lotta impari, che i nostro aviatori affrontarono consci che qualcuno di loro ci avrebbe rimesso la vita.

L’eroico tarquiniese durante l’attacco alla formazione nemica fu colpito e tentò un atterraggio di fortuna, ma l’aereo si schiantò sul fianco del monte Terminio, presso le sorgenti di Sant’Anna, nella pianura delle Acque Nere. Mani pietose di contadini del luogo trasportarono a valle il corpo, nel cimitero del comune di Montella (Avellino).

Perché non si lanciò con il paracadute? Forse per salvare l’aereo che pilotava oppure per evitare che questo cadesse accidentalmente su qualche abitazione.

Purtroppo nel dopoguerra non fu identificato il punto esatto dove venne seppellito l’eroico aviatore, tanto che nella bara tumulata nel cimitero di Tarquinia furono messe delle pietre per tenere la madre dell’eroe all’oscuro del mancato ritrovamento dei resti mortali dell’adorato figlio.

Si potrebbe tentare, anche se sono trascorsi tanti anni, di identificare i resti dell’eroe tarquiniese con l’analisi del DNA. Un’impresa che si è realizzata di recente sulle salme dei marò della Decima trucidati dagli slavi in un’isola al confine orientale d’Italia.

Riportare a Tarquinia i resti del Tenente Ferri e porre una targa sulla casa sarebbe l’estremo e doveroso omaggio a un Eroe che si è sacrificato per la Patria.

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