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I PRESIDI CE L’HANNO FATTA: SCUOLE CHIUSE IL SABATO. GENITORI, COMUNI E PROVINCIA NON CONTANO NIENTE.

I PRESIDI CE L’HANNO FATTA: SCUOLE CHIUSE IL SABATO. GENITORI, COMUNI E PROVINCIA NON CONTANO NIENTE.

Hanno vinto i presidi. Spingi di qui, spingi di là, alla fine ce l’hanno fatta: si va alla chiusura di tutte le scuole superiori della Tuscia nella giornata di sabato. Settimana “corta” ovunque, nel nome di un presunto risparmio di risorse economiche e di “migliore utilizzazione” del personale. Ieri i presidi, riuniti in conclave, hanno

Hanno vinto i presidi. Spingi di qui, spingi di là, alla fine ce l’hanno fatta: si va alla chiusura di tutte le scuole superiori della Tuscia nella giornata di sabato. Settimana “corta” ovunque, nel nome di un presunto risparmio di risorse economiche e di “migliore utilizzazione” del personale.

Ieri i presidi, riuniti in conclave, hanno emesso un documento unitario nel quale cercano di aggrapparsi agli specchi. Un documento, che riproduciamo di seguito, nel quale si capisce bene una cosa: il provvedimento di chiusura il sabato NON ha nessuna motivazione didattica.

Si tratta di una decisione presa dall’alto, della quale i presidi si sono fatti carico e hanno lavorato, in questi ultimi anni, per raggiungere tenacemente l’obiettivo.

In un istituto superiore di Viterbo, la decisione di adottare la settimana corta è stata presa dal Consiglio d’Istituto il 29 agosto 2019 (!!!) con una Preside che due giorni dopo andava in pensione (!!!!!!).

In un’altra scuola, il colpo sembrava riuscito grazie alla collaborazione piena e assoluta dei genitori – rappresentanti d’istituto, ma gli altri genitori si sono messi di traverso e hanno esternato, in una riunione molto affollata, la loro contrarietà. Si andrà alla conta on line dei favorevoli e dei contrari.

Un’altra scuola, sempre del capoluogo di provincia, avrà un doppio binario: un indirizzo farà la settimana corta e l’altro quella normale a sei giorni.

L’ingresso dell’istituto “Cardarelli” di Tarquinia

Anche Tarquinia si è allineata a questa moda imperante, che ripetiamo a parere di molti non ha NESSUNA GIUSTIFICAZIONE DIDATTICA. Infatti, dopo anni di pazienti pressioni, chi a Tarquinia voleva lavorare solo cinque giorni ce l’ha fatta. Dal prossimo anno scolastico il “Cardarelli” avrà un’orario delle lezioni dal lunedì al venerdì. Il sabato tutti a casa!

Che ne pensano i genitori che a gennaio scorso hanno iscritto a questo istituto i propri figli? Che ne pensano il Sindaco Giulivi e l’assessore all’istruzione?  Concordano o hanno qualche rimostranza da fare? Che ne pensa il presidente della provincia Nocchi, sotto il cui naso stanno avvenendo fatti del genere? 

Nei prossimi articoli analizzeremo “passo passo” la dichiarazione dei dirigenti scolastici, così da rendere edotti i lettori su questa iniziativa della settimana corta, che a nostro avviso appare molto discutibile.

Pubblichiamo il documento dei dirigenti scolastici degli istituti superiori delle nostra provincia:

”In relazione agli articoli recentemente comparsi sulla stampa locale, i dirigenti scolastici delle scuole secondarie di secondo grado che si accingono al passaggio alla articolazione oraria su 5 giorni, già deliberata dagli organi collegiali di tutte le scuole interessate, desiderano esprimere alcune osservazioni.
Questa transizione alla settimana corta, maturata negli ultimi anni a seguito di una riflessione sul funzionamento delle scuole, che è in corso a livello provinciale e nazionale, ha preso le mosse nel corrente anno scolastico da un tavolo di confronto promosso dalla Provincia di Viterbo, nato per fare fronte ai pesanti disagi relativi ai trasporti subiti dagli studenti in apertura dell’anno scolastico (convocazione-richiesta della Provincia protocollo numero 22 765 del 26 settembre 2019).
Alla riunione hanno preso parte, grazie al coordinamento del Presidente della Provincia Pietro Nocchi, i vertici dell’azienda Cotral venuti allo scopo da Roma e tutti i dirigenti delle scuole secondarie di secondo grado della Provincia o loro delegati.
In quella sede, a seguito della disamina di tutti i disagi e i disservizi rappresentati dalla popolazione scolastica della Provincia, emergeva il fatto che molti di tali disagi fossero causati da una estrema eterogeneità di orari e modelli organizzativi sul territorio provinciale. Tale eterogeneità, unita alla mancata comunicazione tempestiva dei bisogni di mobilità, venivano anche identificati dall’azienda dei trasporti come elementi di complessità della gestione efficiente dei trasporti stessi. I dirigenti scolastici presenti e i loro delegati al tavolo, in quella occasione si presero l’impegno di avviare un confronto sugli orari attualmente in uso nelle loro scuole e sulla eventuale possibilità di passare alla settimana corta uniformandosi il più possibile alle prevalenti situazioni esistenti (attualmente hanno un funzionamento su 5 giorni l’I.I.S. Dalla Chiesa di Montefiascone, l’Istituto omnicomprensivo di Bagnoregio, l’Istituto omnicomprensivo di Orte, l’I.I.S. G Colasanti e l’I.I.S. Midossi di Civita Castellana, l’I.I.S. Meucci di Ronciglione e Bassano Romano, il Liceo scientifico Cardarelli di Tuscania, l’ITIS Leonardo da Vinci di Viterbo, l’I.I.S. Orioli di Viterbo ad eccezione del liceo artistico, la quasi totalità degli istituti comprensivi della Provincia e l’ITE Paolo Savi che aveva già deliberato nell’agosto scorso per il 2020/2021).
Dalla conferenza di servizio emergeva chiaramente che per ottenere un significativo miglioramento dei trasporti, le scuole avrebbero dovuto, attraverso un coordinamento dei dirigenti scolastici, valutare la possibilità di uniformare i modelli orari e visto che in provincia risultavano essere prevalenti le scuole su 5 giorni, quelle che avevano ancora un orario di funzionamento su 6 giorni (liceo Buratti, liceo Ruffini, liceo Santa Rosa, IISS Cardarelli di Tarquinia, liceo artistico Midossi e liceo artistico Orioli – questi ultimi comunque appartenenti a istituti organizzati su settimana corta) avrebbero posto all’attenzione degli organi collegiali competenti, del personale scolastico ed in particolare del Consiglio d’Istituto, la possibilità di introduzione del modello orario con sabato chiuso.
Questo passaggio è stato effettuato in tutti gli istituti della provincia sopracitati, che hanno formalmente deliberato l’articolazione oraria in 5 giorni a partire dall’anno scolastico 2020/2021 (anche se i genitori del Ruffini hanno chiesto un sondaggio consultivo che non era stato effettuato prima della delibera e il dirigente, ottenuti i risultati del sondaggio, riporterà i dati all’attenzione del Consiglio d’Istituto).
Esposto quanto sopra, non si comprende la ragione per cui l’amministrazione provinciale, attraverso la voce di illustri esponenti del Consiglio, ritenga di dover esprimere una subordinazione della legittima autonomia decisionale degli istituti alle esigenze di altri soggetti istituzionali e di poter determinare l’efficacia delle decisioni assunte dalle scuole. Gli istituti scolastici infatti in questo momento sono perfettamente in grado di ottemperare alla richiesta posta dall’azienda dei trasporti di fornire con largo anticipo e dettagliatamente i numeri degli studenti pendolari e le loro esigenze di mobilità, al fine di organizzare al meglio il servizio per il prossimo settembre. A tale proposito il dirigente Massimo Bonelli, su delega dei colleghi ha già incontrato a Roma il 17 02 2020 la dottoressa Marocco e l’ingegner Di Cosmo del Cotral per iniziare l’azione di coordinamento e pianificazione degli orari dei mezzi di trasporto per l’anno scolastico 2020/2021.
Ultima considerazione, non in ordine di importanza, è in relazione al fatto che le iscrizioni recentemente chiuse hanno mostrato che le famiglie tendono a prediligere l’organizzazione su 5 giorni e che una mancata attuazione da parte delle scuole di Viterbo potrebbe rappresentare una perdita per gli istituti del Capoluogo e conseguentemente più in generale per la città.
In conclusione preme sottolineare che, al di là delle singole posizioni sui modelli orari, (tutte legittime) che possono risultare comunque parziali perché derivanti da punti di vista e di osservazione diversi, quello che i dirigenti scolastici desiderano promuovere è un dibattito sulla scuola e sulla sua efficacia che sia capace di andare oltre la divisione manichea tra settimana lunga o corta e che si adoperi invece per promuovere una scuola attenta ai bisogni educativi degli studenti e ai contesti sociali che mutano ed esprimono richieste diverse”.

Paola Adami, Laura Pace Bonelli, Paola Bugiotti, Massimo Giuseppe Bonelli, Alessandro Ernestini, Simonetta Pachella, Laura Piroli, Clara Vittori.

 

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